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Prefazione alla seconda edizione

Jes Olesen, Chairman of the Headache Classification Subcommittee of the International Headache Society

La classificazione delle malattie e i relativi criteri diagnostici vengono spesso accolti con scetticismo dalla comunità medica e, di conseguenza, vengono talora utilizzati in maniera limitata. L’accoglienza estremamente positiva riservata alla prima edizione della Classificazione Internazionale delle Cefalee è stata pertanto una gradita sorpresa. La Classificazione è stata, infatti, accettata a livello scientifico quasi immediatamente in tutto il mondo e, in particolare, la vasta messe di studi sui triptani è stata condotta su pazienti diagnosticati proprio con questo sistema. I principi espressi nella Classificazione hanno anche modificato, in modo lento ma sicuro, la pratica clinica: molte domande, che risultano superflue ai fini della classificazione delle cefalee primarie, non vengono oggi più poste durante le interviste cliniche, mentre si sta gradualmente diffondendo l’applicazione nella prassi quotidiana dei nuovi criteri, come per esempio quello relativo all’aggravamento del dolore con l’attività fisica. La Classificazione è stata tradotta in più di 20 lingue ed è pertanto accessibile alla maggior parte dei medici in tutto il mondo.

Al momento dell’uscita della prima edizione della Classificazione Internazionale delle Cefalee avevamo previsto la pubblicazione di una revisione nell’arco di 5 anni, in quanto molte sue parti non erano basate su evidenze pubblicate in letteratura, ma sull’opinione di esperti. In realtà, ci sono voluti 15 anni prima di poter presentare questa seconda edizione a causa di una serie di fondati motivi. Anzitutto, le critiche che potevano stimolare una rapida revisione sono state relativamente poche. In aggiunta, gli studi nosografici in grado di fornire una migliore descrizione delle caratteristiche cliniche dei vari disordini cefalalgici sono apparsi con notevole lentezza e non sono tuttora sufficienti per permettere una classificazione interamente basata sulla letteratura. Infine, va sottolineato che la diffusione a livello mondiale della prima edizione in inglese e la sua traduzione in più di 20 lingue è stata anch’essa un processo molto più lento del previsto. Poco a poco, mentre si espandevano le conoscenze epidemiologiche e nosografiche sull’argomento, si sono accumulati suggerimenti validi ai fini di una revisione fino a giustificare l’inizio dei lavori per una seconda edizione.

Come per la prima edizione, anche in quest’occasione ho avuto l’onore di nominare, in qualità di Presidente, i vari membri del Subcommittee. Anche se il gruppo che aveva lavorato alla prima edizione della Classificazione aveva svolto un lavoro fantastico, ho avuto la sensazione che sarebbe stato auspicabile rinnovare quasi totalmente i suoi componenti, in modo da assicurare un’adeguata rappresentanza alla nuova generazione di ricercatori nel campo delle cefalee. Di conseguenza, gli unici membri del Committee originario che sono entrati a far parte del nuovo Subcommittee sono stati Giuseppe Nappi, James W Lance e il sottoscritto, a garanzia della continuità. Nella selezione dei nuovi membri, ho dato la precedenza alla qualificazione personale, prendendo poi in considerazione altri fattori, come la necessità di garantire un’adeguata rappresentanza delle diverse aree geografiche e il desiderio di inserire persone che avessero espresso delle critiche fondate alla prima edizione. Sono soddisfatto che questi principi si siano rivelati validi come criteri per la scelta dei membri, ciascuno dei quali ha partecipato con vivacità e prontezza di parola, introducendo validi temi di discussione. Pur rispettosa dell’enorme mole di lavoro svolto dal primo Subcommittee per la Classificazione delle Cefalee, il nuovo Subcommittee ha discusso in modo aperto ogni aspetto della materia. In virtù di questo approccio meticoloso e grazie al dibattito che ne è scaturito, la stesura di questa seconda edizione si è rivelata più laboriosa del previsto. Ogni singolo gruppo di criteri, ogni numero e ogni parola sono stati attentamente soppesati, profondendo un grande sforzo e dedicando un notevole impegno alla realizzazione di questa pubblicazione. Non sempre è stato possibile tenere conto dei pareri di ogni singolo membro, tuttavia l’impatto di ogni membro sulla nuova edizione della Classificazione è stato notevole.

In ogni ramo della medicina è importante poter disporre di una classificazione largamente condivisa e utilizzata a livello mondiale. Questo appare particolarmente importante nel caso della cefalea, un campo relativamente giovane e in evoluzione, spesso oggetto di pregiudizi. È pertanto essenziale che la comunità delle cefalee in generale, e i ricercatori in particolare, si impegnino nel favorire l’uso e la diffusione della seconda edizione della Classificazione Internazionale delle Cefalee. Per tale motivo, nessuna rivista dovrebbe pubblicare lavori sulle cefalee che non utilizzino o non prendano in considerazione questa Classificazione e i relativi criteri diagnostici. Ovviamente, non è nostra intenzione imbrigliare la ricerca sulle cefalee in una rete rigida e preordinata e pertanto esortiamo tutti i ricercatori che si occupano di cefalee nel mondo ad analizzare in maniera scientifica questa seconda edizione. Per facilitare tale approccio e per stimolare studi futuri, abbiamo inserito un’Appendice che descrive una serie di disordini in cerca di validazione e che prevede, per alcune forme, dei set di criteri alternativi a quelli ufficiali.

Spero sinceramente che questa seconda edizione della Classificazione Internazionale delle Cefalee venga accolta favorevolmente dalla comunità mondiale delle cefalee e che sia tradotta in un numero di lingue maggiore rispetto alla prima. Spero, inoltre, che questo sistema diventi la base a livello mondiale per l’insegnamento della classificazione e della diagnosi delle cefalee, in modo che la gestione dei pazienti ne risenta in maniera positiva. Uno degli scopi primari della International Headache Society è infatti rappresentato dal miglioramento della diagnosi, della terapia e della cura delle cefalee in tutto il mondo. Altre priorità sono rappresentate dalla lotta ai pregiudizi che circondano chi soffre di cefalea e il riconoscimento di questi disturbi come condizioni neurobiologiche vere e proprie, che esercitano un peso reale e notevole sulle persone che ne sono affette, sui loro parenti e sulla società. Per garantire il successo di tutti questi sforzi è essenziale che ricercatori, clinici e pazienti facciano riferimento a un unico sistema diagnostico e che tale sistema sia il più preciso possibile. Grazie alla prima edizione della Classificazione Internazionale delle Cefalee, questo processo ha già compiuto passi da gigante; la nostra speranza è che questa seconda edizione promuova un’ulteriore unificazione del modo in cui classifichiamo, diagnostichiamo e curiamo gli individui che soffrono di cefalea in tutto il mondo.

Jes Olesen
Chairman
Headache Classification Subcommittee
International Headache Society

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